Training autogeno contro lo stress: la mia esperienza con il morbo di Crohn

training autogenoCosa ci facevo sdraiata per terra su un materassino di una stanza d’ospedale cercando di sentire una gamba, un braccio, una mano ‘pesante pesante pesante’ come suggeriva la voce delicata e decisa di una dottoressa?

Per una volta il medico non era lì per dirmi quale medicina prendere, quale esame fare, che basta che finisca per ‘scopia’ e non è mai una buona notizia, o quando fissare la prossima visita.

Niente di tutto ciò, ero alla mia prima sessione di training autogeno, una bella e utile esperienza che secondo me potrebbe essere utile a tutti noi malati di morbo di Crohn.

Se c’è qualcosa che ho imparato solo negli anni, dopo la diagnosi di morbo di Crohn, è infatti quanto sia importante prendersi cura di sé.

Per chi soffre di una malattia cronica intestinale come me, soprattutto quando non si è in fase acuta, è facile dimenticarsi di quanto delicato sia il nostro equilibrio psico-fisico.

Uscita non indenne da tre interventi chirurgici tra l’autunno e l’inverno del 2010, ho considerato il mio recupero fisico come qualcosa che mi riguardasse in prima persona, intendo dire qualcosa che non poteva prescindere da me e dai miei comportamenti.

Ho iniziato a informarmi e quasi per caso mi sono imbattuta in questo ciclo di training autogeno per malati di IBD tenuto da psicologhe dell’ospedale San Paolo di Milano.

Il training autogeno, secondo la definizione, è una tecnica di rilassamento psico-fisiologico usata contro lo stress in ambito clinico. Si tratta di un approccio molto razionale alla conoscenza del proprio corpo, molto utile per favorire la concentrazione e gestire le emozioni.

Sappiamo che il morbo di Crohn non ha origini psicosomatiche vere e proprie, ma l’esperienza ci insegna anche quanto provare forti emozioni ci faccia perdere a volte il controllo ‘intestinale’.

Il training autogeno non può certo essere una soluzione, ma una volta che si sono apprese le tecniche, anche le più basilari, a me ha offerto la possibilità di fermarmi, respirare e prendere il controllo, anche solo idealmente. Anche se probabilmente in quei pochi incontri non sono riuscita ad apprendere le tecniche di training autogeno in maniera approfondita, è stato comunque un modo per acquistare più consapevolezza e controllo, soprattutto nei momenti più critici.

La mia esperienza

Il mio gruppo era formato da poche persone, meno di dieci, gli incontri non sono stati molti. Dopo una prima fase in cui parlavamo brevemente di noi, di come era andata la settima e così via, si cercava di creare una situazione che favorisse il rilassamento, cercando silenzio e isolamento dal ‘mondo esterno’, ci sdraiavamo ognuno sul proprio tappetino e venivamo guidati dalla voce di una dottoressa nella visualizzazione del corpo, nel rilassamento e negli esercizi di training autogeno, come sentire uno dopo l’altro gli arti pesanti e radicati nel suolo, oppure caldi, stringere o allungare il corpo, e così via.

Alla fine era come risvegliarsi da un torpore benefico, io personalmente mi sentivo quasi sempre più rilassata. Ricordo che ci dicevano che i risultati ottimali si potevano raggiungere anche con pochi minuti di esercizio al giorno. Al di là degli incontri la cosa più interessante è che, una volta appresi i rudimenti, si può ripetere gli esercizi in autonomia, bastano pochi minuti al giorno.

photo credit: relax via photopin (license)

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