Crohn e vita di tutti i giorni: perché ho smesso di considerarti il mio nemico

cocktailMe lo avessero detto quando ero in ospedale per le mie tre operazioni chirurgiche avvenute, proprio tutte e tre, nel giro di quattro mesi, mi sarei arrabbiata tantissimo.
E ancora oggi non credo che il morbo di Crohn sia altro, per tutti quelli che ne sono affetti, che una grandissima sofferenza di cui si farebbe a meno senza nemmeno pensarci.

Ma quando la malattia di Crohn non colpisce troppo duro, la vita sembra sorridere di nuovo. Quando ti svegli la mattina e non stai male, tutto di colpo diventa bello, come se fosse Natale e avessimo scartato il regalo che attendevamo da una vita.

Per non parlare poi di interi periodi di benessere… un vero lusso, che però è possibile, visto che per fortuna la malattia permette anche più o meno lunghi periodi di remissione.

Dunque in questo post, vorrei raccontarvi qualcosa di me, che ho imparato in tutti questi lunghi anni con il Crohn.

Se infatti è vero che il Crohn dall’età di 24 anni mi ha letteralmente condizionato la vita, praticamente in ogni suo aspetto, è anche vero che sto molto meglio da quando con lui ho fatto pace.

Vi faccio qualche piccolo esempio, stupido se volete, ma che credo renda l’idea…

Io vivo a Milano, la città dell’aperitivo, e non avete idea di quante serate io abbia passato lanciando sfide al Crohn, ignorandolo, uscendo con gli amici e mangiando non dico tutto ma molte delle cose che trovavo sui banconi dei locali. Io ignoravo il Crohn, ma lui non ignorava me e puntualmente si presentava con il conto da pagare, che non era quello dell’aperitivo!

Oppure mi ricordo quando facevo programmi per fine settimana degni di un globetrotter, con ogni minuto programmato per non perdermi neanche un istante. Mostre, cinema, cene, e via così mentre il divano mi chiamava e io lo ignoravo. Salvo ritrovarmici sopra la domenica sera, distrutta.

Poi ci sono stati periodi in cui tutto ciò non è stato possibile nemmeno con il senso di sfida verso il Crohn e con tutta la buona volontà di ignorarlo.

Ma quello che conta è che ho imparato che la vita può essere bella e piena anche senza aperitivi o fine settimana intensi. L’idea è semplice ed è quella di assecondarsi, di capire che mangiare ‘schifezze’ non è espressione di libertà. Si può andare a un aperitivo, per continuare nell’esempio, bere qualcosa che non fa male e mangiare poco o niente, ed essere contenti ugualmente di passare qualche ora in compagnia degli amici.

Insomma, è un modo per volerci bene e rispettarci nella nostra ‘diversità’. Accettare una malattia infiammatoria cronica intestinale ci impone di conoscere meglio il nostro corpo, di ascoltarlo e di fare pace con lui.

Rispettarci, in sintesi, è secondo me la giusta chiave di lettura, non vivendo ogni cosa come rinuncia ma come un’occasione per dimostrarci di volerci bene.

photo credit: JOH_0154 via photopin (license)

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